"Io non sono un qualunquista, e non amo neanche quella che(ipocritamente) si chiama posizione indipendente. Se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore e umiliazione: non aprioristicamente, con la calma del forti, ma per forza. E se dunque mi preparo a lottare, come posso, e con tutta la mia energia, contro ogni forma di terrore, è, in realtà , perché sono solo. Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine."[…] (Pier Paolo Pasolini Il Tempo - 6 agosto 1968).

Nome: Fabio Cavallari
(Luino 1970)
dopo il diploma superiore ha iniziato a collaborare con settimanali e mensili della provincia di Varese sui temi della politica e della società  civile.
E' stato coideatore del collettivo e del foglio Luinese "RedAzione".
Nel 1999 ha curato il libro "Hannan Kunu la società  dello spirito" in memoria di Enzo Sarrubbi.
Dal 2002 collabora stabilmente con il settimanale Tempi.
Ha pubblicato per le Edizioni Giuseppe Laterza il saggio "Fuori dalla metafora del volo" (2004) con il coautore Ottavio Brigandì.
Dal 2005 partecipa alle attivitàdel sito CulturaCattolica. Nel 2004 e nel 2005 ha curato alcuni speciali per Radio Due.
Ha partecipato a numerosi incontri sui temi della bioetica, eutanasia e fecondazione con Medicina e Persona.
Sui temi legati all'educazione e ai diritti civili ha partecipato a dibattiti e tavole rotonde.
A luglio 2007 è uscito per le Edizioni San Paolo
"Volti e Stupore - Uomini feriti dalla bellezza", scritto a quattro mani con Suor Maria Gloria Riva.
Per contattarmi:
cavallari.fabio@libero.it
Amici di Magdi Allam
Carlo Bellieni
Il Foglio
Liberazione
Libro: Volti e Stupore - Uomini feriti dalla bellezza
Medicina e Persona
RadioFormigoni
RedAzione
Tempi
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Radio Missione Francescana - RMF

21 maggio - Fabio Cavallari e Magdi Cristiano Allam a "Cappuccini e Brioches" (trasmisione condotta da Carlo Chiodi)
Qui la registrazione
La Torre di Babele
Appunti smarginati di: Fabio Cavallari
su:RadioFormigoni
Il cristianesimo "privato" attacca Magdi Cristiano. Che follìa!
Aggiornamento: L'amico Natanaele ha trascritto e riportalo il mio intervento anche qui.
su: Il Foglio.it
Contestare l'errore...
Scrive Daniele Bellasio: "Vanno perseguiti e puniti i reati senza aggettivi, non le persone senza reati". Ossia: contestare l'errore non l'errante.
Fabio Cavallari, Luino
"Volti e Stupore" a Roma
Dalla newsletter Enter (numero 5) dell' Associazione Paola Bernabei un resoconto della serata del 6 aprile 2008 nella quale è stato presentato al teatro Manzoni "Volti e stupore, uomini feriti dalla bellezza" .
Leggi le riflessioni proposte da Erika Eramo, Michele Pompei, Rita Sanguigni
Il '68 Tra Desiderio, ideologia e violenza Qui la sintesi dell'incontro organizzato dal centro Peguy di Casatenovo, avvenuto l'8 Maggio '08 Relatori: F. Silanos, L. Amicone, F. Cavallari
La Torre di Babele
Appunti smarginati di: Fabio Cavallari
su:RadioFormigoni
Una donna tutta sesso e poco Amore? No, non ci sto!
Time- 27 Settembre 2004. Zapatero: “Penso che quando una forte maggioranza di cittadini afferma qualcosa, quella maggioranza ha ragione”. Ecco, mai stato zapateriano.
Volti e stupore a Caldiero (VR)
Segnalo la lettura di questo bellissimo resoconto (Gloria e Fabio. Volti e stupore - live in Caldiero) riguardante presentazione del libro "Volti e Stupore", avvenuta a Caldiero (VR) l'8 Maggio. Nel farlo ringrazio l'autore, Vinoemirra, per l'affetto e la stima che ha voluto testimoniarci.
La Torre di Babele
Appunti smarginati di: Fabio Cavallari
su:RadioFormigoni
Cari compagni, se l'eterosessualità è borghese, la famiglia di Cipputi chi la aiuta?
Versione integrale del contributo pubblicato su Tempi dell’8 Maggio 2008Omaggio a Bertinotti
"Non direi mai la verità se dicessi di prevedere di smettere di far politica, uno come me non può nemmeno concepire di non poter più chiamare ed essere chiamato "compagno" che è il senso della mia esistenza... Ma la politica si può fare in tanti modi, io penso di continuare a farla da militante e nella battaglia delle idee, dopo queste elezioni non assumerò più incarichi di direzione". Queste sono le parole di Fausto Bertinotti, il saluto del Comandante poeta, del comunista gentile che ha fatto la storia a sinistra dei potentati progressisti (Pds, Ds, Pd). Rendergli omaggio oggi è un gesto di affetto. Espropriata la logica del politicamente corretto che oggi plaude il ritiro per "raggiunto limite d’età", prevale la gratitudine per una coerenza mai ideologica, per il coraggio di alcuni strappi e per la delicatezza, tutta umana, che lo ha contraddistinto. Ho avuto modo di conoscerlo nel 2001, quando a casa dell’amico Enzo Iacchetti, quel cum-panis, tante volte citato, è diventato reale momento di condivisione e comunanza.
Lo stesso tavolo, il medesimo desco e la possibilità di guardare negli occhi il politico che dal palco, in più occasioni aveva scaldato il cuore ed emozionato i pensieri. Un dialogo franco e fraterno dove l’uomo prese il sopravvento sul leader. Nella società moderna, dove è sempre più difficile incontrare uomini che ascoltano, che si aprono al rapporto, Fausto rese onore al concetto di Amicizia. La stessa intima sensazione e partecipazione emotiva che incontrai con persone completamente differenti per percorsi e storie personali, come Magdi Allam, don Gabriele Mangiarotti e Luigi Amicone. Persone, uomini, con il grande pregio di essere in grado di inserire un pensiero affettivo nella relazione con l’altro. Il Comandante è diventato così, un compagno di strada, un politico che ha saputo scindere l’errore dall’errante, il concetto di nemico da quello di avversario. Negli ambienti della sinistra non è stato sempre amato, ma ha fatto scuola, interpretando probabilmente anche inconsciamente un ruolo pedagogico. E’ attraverso le sue parole che persone come il sottoscritto hanno saputo riconoscere e distinguere il piano dell’immaginario rivoluzionario con quello della realtà. Bertinotti è stato storicamente il politico che ha portato la sinistra radicale a superare la visione stalinista del partito e della realtà, si badi bene neppure i Ds hanno mai pronunciato le parole del leader di Rifondazione, e poi ancora la lunga disquisizione sulla non violenza e sulla diaspora tra mezzi e fini ed infine il superamento stesso dell’orizzonte comunista come progetto per il futuro. Ma Bertinotti è stato molto altro ancora. Le sue parole hanno spesso scandalizzato i duri e puri, egli ha saputo recuperare anche a sinistra la dimensione religiosa, un rapporto di ricerca intenso e intellettualmente vivace. La questione del bello, non più da intendersi "come la dimensione del lusso, bensì come parte integrante del processo di liberazione dell’uomo".
Sarebbero infinite le parole da ricordare per rendere onore all’uomo Fausto Bertinotti, tutto però potrebbe rischiare di divenire retorica, gorgoglio intellettuale. Mi soffermo allora su tre istantanee. Il racconto che lui stesso ci fece in quella giornata trascorsa assieme, inerente il ricordo di alcune operaie tessili del biellese che avevano occupato una fabbrica in chiusura e la sua emozione nel ricordare la solidarietà di tutto il paese, con i concittadini che facevano la spola per portare i viveri ed il sindaco democristiano che procurò materassi e coperte. Ed ancora, una riflessione sul tema religioso, ben più pregnante del chiacchiericcio sulla visita al Monte Athos. Una riflessione sull’attrazione monastica come "L’idea del tempo della contemplazione, l’idea del tempo di una separazione dalla vicenda umana costituitasi in storia e la ricerca di una dimensione che trascende la storia e la cronaca in cui sei inserito. La propensione monastica è la propensione a una separazione per un ingresso: una separazione per un ingresso più connotato di capacità interpretativa del profondo di quanto sei in grado di praticare immediatamente. E’ invece né un passo indietro né un passo avanti, ma un passo a lato, per poter andare nel profondo: il passo a lato necessario nella torre a riprendere il cammino di scavare nella polvere". Ed infine un’introspezione sul concetto del viaggio, (ricordato ancora oggi in conferenza stampa) quando prese a prestito alcuni versi del grande poeta greco Kavafis nella sua celebre Itaca ("Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga fertile in avventure e in esperienze. […] Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piedi sull’isola, tu ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itala".) Spiegò il senso di quelle parole, sottolineando che quanto conta è il viaggio e non l’approdo anche se un viaggio non si può fare senza meta. Ma è durante il percorso che il bagaglio si arricchisce, è durante il cammino che l’incontro diventa esperienza di vita. Così oggi per rendere onore ad un protagonista della storia politica italiana degli ultimi quindici anni, mi piace ricordare quella giornata trascorsa assieme e le parole con cui ci congedammo: "Ovunque ci sia una dignità da difendere, bisogna esserci, lottare, far sentire la propria presenza". Grazie compagno, amico Fausto. Ora fuori dalle beghe delle alleanze, dal bilancino dei compromessi necessari e dalle responsabilità di ruolo, il tuo onesto e serio contributo intellettuale ed umano, potrà servire ancora a molti. Servire è tenere il lume, offrire la luce, preparare il terreno perché l’amicizia si dispieghi.
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